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Come si difendono
i veri patrimoni culturali immateriali

Alla fine del luglio scorso, è passato un po' in sordina nella stampa nazionale, la decisione del premier spagnolo Zapatero, poco prima di divenire ex, di spostare le competenze della Corrida dal Ministero dell'interno a quello della cultura. Non solo, Zapatero in quella che sarà una delle sue ultime decisioni da capo dell'esecutivo, fregandosene altamente delle proteste degli animalisti, ha sancito la tauromachia come "patrimonio della Spagna" e delegato al Ministero la reponsabilità dello "sviluppo della protezione della Corrida". La precedente decisione della Catalogna di vietare nel proprio territorio la tauromachia (dopo ben 642 anni!), ha inondato le pagine di tutti i giornali e fatto saltare di gioia i vari brambillini italici. Questa notizia invece evidentemente non faceva notizia, sebbene sia di estrema rilevanza, in quanto impedirà in futuro ad altre regioni spagnole di imitare la Catalogna. La corrida, per fortuna è salva. Tutto questo ha indubbiamente una strettissima correlazione con quello che il Palio sta vivendo il cui destino, a torto, ancora non preoccupa troppo le autorità cittadine e contradaiole, che ormai hanno assunto un atteggiamento di passivo auto-giustificazionismo, puntalmente mostrato ad ogni lieve incidente o passo falso paliesco. Praticamente quindi tutti gli anni. Anzi, negli ultimi anni siamo arrivati a giustificarsi anche solo per il fatto di esistere, quasi fosse una colpa di fronte all'opinione pubblica. Ciò, in termini di potere mediatico serve solo a perdere terreno. Se a Siena ci fosse un po' più di fierezza storica e forza delle proprie ragioni, se in Italia ci fosse stato un politico lungimirante ed attento al vero patrimonio culturale da salvaguardare come Zapatero, il Palio sarebbe già al sicuro. Ma noi preferiamo i bollini dell'Unesco utili come quelli della Coop per conquistare l'ambito premio del vassoio di ceramica.
La corrida è un'opera d'arte, al pari di un quadro o di una scultura di Donatello, è qualcosa di cui lo spirito umano ha bisogno. Se a qualcuno non gli piace non va a vederla. Tutto questo si chiama libertà. Vietare questa manifestazione (a parte che non sarà più possibile, a meno di cambiare una legge nazionale) è intolleranza, un'idea oscurantistica mascherata da finte esigenze morali verso gli animali. Perchè il punto sta proprio qui: i diritti degli animali e la legge morale.
"Non distinguere gli uomini dagli altri esseri viventi è nefasto, perchè la morale riguarda solo gli esseri umani. Purtroppo però si tende a scambiare la morale con la compassione". Parole di Fernado Savater, scrittore e filosofo spagnolo la cui lettura dell'ultimo libro "Tauroetica" dovrebbe essere pane per denti del Consorzio per la tutela del Palio, del Sindaco e di coloro che gli scrivono gli interventi. Il problema sta tutto qui e le veline autogiustificazioniste, trasmesse all'opinione pubblica da Siena, partono, paradossalmente dalle posizioni ideologiche degli animalisti. "Noi a Siena vogliamo bene ai cavalli", "Nella salvaguardia dei cavalli siamo all'avanguardia" etc. etc. Che sono tutte cose vere per carità, ma, sono talmente ovvie che nessuno si aspetta di certo che si operi in modo diverso. Accanto a queste dichiarazioni dovremmo far propria l'idea che una cosa è l'animale, un'altra l'uomo. Gli animali non hanno i diritti degli esseri umani. Vanno rispettati, curati, allevati con civiltà ma non possono essere considerati con gli stessi diritti, altrimenti, visto che non possono avere doveri saremmo portati a considerarli più importanti degli esseri umani che invece i doveri ce l'hanno eccome. L'uomo non potrebbe uccidere una tigre mentre la tigre sarebbe libera di uccidere un uomo?
Scrive Roger Scruton, filosofo britannico: "Nel frattempo, il dibattito pubblico è diventato sempre più fumoso e, a mio parere, la confusione ha una causa metafisica. La gente non conosce quei concetti che consentirebbero di capire le profonde differenze tra animali ed esseri umani. Le vecchie idee di anima, libero arbitrio e giudizio divino - che rendevano la distinzione tra uomini ed esseri umani così importante e chiara - hanno perso la loro autorevolezza e nulla di conforme a siffatta esigenza le ha sostituite". Nulla di conforme infatti lo ha sostituito se non il cosiddetto sentimentalismo alla Walt Disney, un mondo morale in cui vi sono animali con uno "status onorario" nella comunità umana e quelli che non lo hanno. Cavalli, cervi, gatti, cani e volpi hanno la nostra protezione morale, altrettanto no si può dire per topi, ragni, serpenti e polli tanto per fare alcuni esempi. Gli uomini hanno dei doveri morali nei confronti degli animali ma quest'ultimi non possono godere degli stessi diritti degli uomini.
Gli argomenti degli animalisti si inquadrano per lo più in questo scenario ideologico che non ha nessuna base razionale e che può essere smontata con semplici esempi.
"Gli uomini possono scegliere se fare sport rischiosi per la vita, i cavalli non hanno questa possilità di scelta" è la logica che muove gli attacchi al Palio. Bisognerebbe domandare quale possibilità di scelta hanno i cani ed i gatti che quotidianamente sono portati dal Veterinario per l'eutanasia. L'hanno forse lasciato scritto? Quale possibilità di scelta hanno i cani di "Striscia la notizia" che scorrazzano sul tavolo della fortunata trasmissione televisiva, per motivi esclusivamente commerciali e non certo culturali come il Palio. Hanno fatto domanda, oppure un concorso come le veline? E i cavalli nelle corse a ostacoli, hanno scelto di propria volontà questo indirizzo sportivo? Perchè non hanno scelto di fare basket? Il cane ha scelto lui stesso di essere strattonato a vita da un guinzaglio? I gatti sono così stupidi da aver chiesto di essere castrati e sterilizzati? Oppure di far adottare i propri figli dopo pochi giorni dalla nascita? E' troppo facile tirare in ballo il libero arbitrio degli animali solo in funzione del Palio come se nella società esistessero meccanismi di scelta, come se la relazione uomo-animale fosse di livello paritetico. Non può esserlo e non lo sarà mai, per fortuna. Ognuno è libero di considerare il proprio cane migliore di un essere umano, (con i quali forse si ha difficoltà di relazione e magari con un bercio non ti danno retta) ma ognuno deve essere libero di considerare gli animali - posto il dovuto dovere morale del rispetto - come animali.

Giovanni Gigli

 


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