Pop generation
Al colmo dell’eccitazione Spinacio (della famiglia dei Guideri della specie dei Cesari) muove con felice schizofrenia le mani a scatti e, sul volto, appare un sorriso beato di chi ha appena fatto una incredibile scoperta: “sabato prossimo si fa la festa del “Ghey Praidde”. Nella sua testa già si vede vestito come uno dei Village People a ruzzare coi doppisensi, le frasi oscene infilate di soppiatto, il tono allusivo e l’occhio complice verso il maschio tartuchino. Cesarino è l’incarnazione della pacifica baldoria dei cenini di fine settimana nel parco giochi di Sant’Agostino, con buona pace dei pazienti abitatori. Quando all’undici di sera, infatti, si avvista lo Spani con il pigiama nella busta di plastica dirigersi dalla sorella in via del Poggio per dormire, significa che la festa ha inizio. I tempi cambiano: ora i buconi siamo noi. E chi ci avrebbe creduto vent’anni fa? Certo a vedere Gatto Lapisti vestito con un foularino viola, barba,ombretto e mascara viene voglia di tornare gli sfigati degli anni ottanta. Il Pacciani junior non è da meno: un macellaio ghey ha la stessa credibilità della Chiocciola al canape. Ata, al secolo Niccolò Semplici falca nientepopodimenoche l’ingegner Nuti che si fa chiamare Micky, attirandosi le ire funeste delle ragazze tartuchine, un po’ spaesate da quella disinvolta messinscena estiva. Il fratello del Micky, quel Lory Nuti sciaguatta ossa, invece si diverte a portare trasciconi Tommaso il Niccolai con un guinzaglio che farebbe invidia a Rin Tin Tin. Fashion sciammanato e rude semplicità, tra Andy Warhol e Pasolini: i ragazzi “rospo-pop” si impaniano in improbabili cocktail multicolore, il gottino di vino è solo un ectoplasma del passato. Una volta si chiamavano i Signori del Brio coloro che erano delegati a organizzare il trastullo contradaiolo, ora i tempi sono cambiati (bella scoperta eh?) ma d’altra parte all’epoca non si vendevano le bandiere su internet e non si facevano i caschi dei motorini con lo stemma delle Contrade. Questi ragazzi occorre solo ringraziarli, perché con la loro incontenibile esuberanza sono capaci anche di passare dal “Ghey Praidde” alla serata dei canti senesi accompagnati dalle note di musici nostrani. Dal bucone all’ “Usignolo”- sempre di uccello si tratta – il salto è grande ma sempre ben riuscito. Il Pollo e Jacopo Pieri diventano magicamente seri e arrancano a tenere la nota giusta. Paolino Bennati fa il cilabbrino sul bocchino della tuba, mentre più in là Gigi Ciofi minaccia di cantare. Il Massimo geometra Bandini nicchia sul da farsi: dagli un gotto e poi un coro, oppure, due gotti e niente coro? Buona la seconda. Quando i musicisti ad un certo punto, esibiscono uno spartito musicale, subito Federico Zorrino Saragosa si impaurisce di brutto “Se volevo studia’ andavo a scuola”. Valentino il guardafantino-col babbo-mangino, fa come il gatto del Pascucci che chiudeva gli occhi quando passano i topi: ‘un piglia impegni. Quello che prende le cose sul serio è Niccolò Montarsi, che dall’alto del suo metroenovanta, impassibile, invita una Senesina ad affacciarsi al verone armato di ziguzzago. Scienza è al lavoro (si fa per dire), Sandro lo Zazza invece ha finito tutti i permessini della su’ citta. I fratelli Niccolai danno le paste a tutti e trescano fitto col si bemolle e il fa maggiore. Tutti insieme fanno una bella squadra, come quella della pedata calcistica che quest’inverno ha dato spettacolo nei peggiori campi del Comune di Siena, allenata da quel mago di Duccio Elia detto Elio capace di far segnare anche il Gatto. Del favoloso team fanno parte anche il Chiappa, Ciccio Baiano, Checco Vaselli e Tello. A vederli uniti da quest’avida passione per la Contrada, così felici e incerti, non sai se rallegrarti per il futuro della Contrada o rimanerne preoccupato, causa il loro eterno moto giocoso. Ma forse non ripetiamo spesso che sarebbe l’ora di prendere questa nostra Festa con minore serietà, ritornando ad una dimensione meno angosciante, lasciando il posto all’estemporaneità, ad un genuino e quasi infantile concetto di gioco puro e semplice? Se poi ci sono l’amicizia vera e la serenità di ragazzi cresciuti, per fortuna, a pane e vittorie, perché preoccuparci del futuro? E’ proprio una vittoria inattesa, con i suoi innumerevoli e frenetici cenini a farci riscoprire la beffa e l’ironia, fuori dagli schemi di una noiosa quotidianeità. E sono stati questi ragazzi col loro pigolìo, il loro irriverente frastuono la colonna sonora di questa estate incredibile e interminabile. Niente di più che semplici tartuchini - giovani per giunta - che sono nati in questa contrada e sanno viverci.
Giovanni Gigli (dal N.U. 2009 "alla solita") |