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Ma io difendo il Palio rifugio dai tempi moderni

la Repubblica, 27 agosto 2003 di Adriano Sofri

A Siena, città fieramente appartata, sono messi aspramente alla prova relatività delle culture e rapporto fra umani e altri animali, invadenza politica e invadenza giudiziaria, comunità locale e grande mondo. Succede perché due cavalli, l' esperto Alghero che correva per l' Onda e l' esordiente Big Big per l' Aquila, sono morti dopo il Palio dell' Assunta. Alghero si era malamente fratturato l' avambraccio dell' anteriore destro, e si era dovuto abbatterlo subito. Big Big, operato per una lussazione allo stesso anteriore destro, è morto dopo nove giorni. Due cavalli morti suscitano un gran dolore. Poiché la divergenza tra senesi e animalisti (alcuni dei quali sono a loro volta senesi) è annosa e accanita, la morte dei due cavalli ha suscitato anche una polemica accesissima. Poiché in Italia tutto è politica di partito (a cominciare dal calcio) la morte dei cavalli ha eccitato una disputa fra Forza Italia e sinistra, che regge il Comune di Siena. Infine, poiché tutto, politica e calcio, viene conteso dalle competenze della magistratura, una indagine giudiziaria si è aperta a Siena, intanto nei confronti dei veterinari che hanno autorizzato la corsa dei due cavalli, benché avessero avuto infortuni, Big Big nella prova generale, Alghero ai canapi, dov' era stato scalciato da un altro cavallo. Questione, come si vede, decisamente intricata. Prima di dirne qualcosa rivendico, se non un' imparzialità, almeno una serie di circostanze attenuanti all' eventuale pregiudizio. Sono innamorato pazzo di Siena e, più giudiziosamente, del Palio: ciò che non mi impedì d' essere tentato da un ripudio del Palio dopo aver assistito a corse rovinose per i cavalli. Mi sento fervido animalista e simpatizzo per la Lega antivivisezione. Sono giudiziosamente di sinistra e per combinazione amico grato della dirigente di Forza Italia che va oggi all' attacco del Comune di Siena. Sull' ulteriore punto, veterinari e magistrati inquirenti, tengo una distanza di rispetto. La Lav dichiara che dal 1970, dunque su quasi 70 edizioni del Palio, i cavalli feriti a morte sulla conchiglia della piazza del Campo sono 47: numero forte. Negli ultimi anni gli infortuni gravi sono stati molto ridotti: frutto di misure più rigorose nella selezione degli animali, a cominciare dall' esclusione dei troppo veloci e fragili purosangue; di una mutata sensibilità, che rende sempre più insopportabile il doping dei cavalli, un tempo vantato come un' arte astuta; e l' abbandono del pregiudizio per cui un cavallo azzoppato è un peso morto, e va abbattuto. La polemica contro il Palio ebbe - e in parte minore ha ancora - due versioni. Una estrema, che vorrebbe l' abolizione del Palio. Una più misurata, che mira a rafforzare le precauzioni in favore dei cavalli. Mi pare che la richiesta dell' abolizione del Palio sia una follia. Naturalmente, bisogna dire perché.
Abbiamo abbastanza ripensato agli eccessi di zelo del relativismo culturale ed etnicista, per non lasciarci intimidire dall' antichità della tradizione o dal seguito che raccoglie. Siamo contro la pena di morte in qualunque punto del mondo. Siamo contro la caccia alle balene in ogni mare del mondo. Amo l' Islanda, ma detesto la decisione di riautorizzare la caccia alle balene, e l' ipocrisia di farla passare per un' impresa scientifica. Si cita spesso, in un senso o nell' altro, a paragone del Palio, la corrida. Non è facile pronunciarsi sulla corrida: lo faccio, sperando che venga il giorno in cui nei paesi della corrida vinca il desiderio di smetterla. Diffido però del paragone. Esso è attratto dall' idea, largamente vera, che a Siviglia si amino i tori come a Siena i cavalli. Ma è un fatto che la tauromachia culmini nell' uccisione deliberata del toro, e nel Palio i cavalli muoiano solo per accidente. Se l' accidente fosse poco meno che immancabile, si potrebbe dichiarare ipocrita l' argomento. Ma appunto non è immancabile, e può anzi essere seriamente combattuto. Sicché la questione passa dal programma massimo e chirurgico dell' abolizione del Palio al "riformismo" dei suoi modi di svolgimento. Chi conosca, non di passaggio, Siena e il Palio sa che da qualche secolo almeno, e oggi ancora, l' una non saprebbe esistere senza l' altro, e che il Palio non è una festa locale, ma il peculiare calendario dell' anno senese. La singolarità seducente di Siena è frutto di circostanze lente e delicate, di una umiliazione antica della potenza politica cui la città reagì con la celebrazione della memoria e i simboli e la bellezza e una comunità da fratellanza segreta, fino alla contemporanea appartatezza splendida, che le ha risparmiato di diventare un casello dell' Autostrada del Sole, le ha vietato di trasformare il Palio in un brand pubblicitario, l' ha riempita di turisti benvenuti senza rischiare di farle perdere, come Venezia, come Firenze, l' anima. Se non avessi paura della severità oltranzista dei senesi, direi che quel che amo di più del Palio è appunto il meticoloso sfogliarsi di un anno intero, metà corteggiamento metà festa nuziale, le cene di contrada e le sottoscrizioni, i racconti infiniti e le promesse grandiose, fino al lentissimo corteo della piazza e alla chiamata al canape e alla esasperante attesa della mossa - e meno il minuto e mezzo della carriera, quell' acme in cui si brucia tutto, fino alla prossima volta.

Questione di genere e di sesso, di pazienza e di impeto, di movimento e fine: Siena è imprevistamente femminile, la Lupa e la Fortuna e la Madonna e le ragazze sono le sue padrone, salvo che nei bei costumi di sartoria commemorativa di capitani barbareschi sbandieratori e figuranti nel corteo storico, e nella brutalità di ventura dei fantini (anche senesi però: Trecciolino, che ha ora vinto per il Bruco con Berio e con Berio aveva vinto l' agosto scorso per la Tartuca): padroni sempre più pagati e prepotenti di quel minuto e mezzo, ma un momento dopo già giubilati, nel trionfo, a favore della Madonna e della Fortuna e delle ragazze col fazzoletto di contrada e del ringraziamento a Dio e al cavallo in Duomo. Non è un arcaismo di nicchia a segnare Siena. La mattana del Palio non è l' impressionante processione settennale di Guardia Sanframondi, coi suoi penitenti un po' meno cruenti dei loro colleghi dell' Ashura sciita. Ci sono tradizioni resistenti o riesumate che galleggiano sulla modernità come cime di campanili in un' alluvione. Siena è piuttosto un mirabile sistema civile e politico che è durato oltre la ragione della sua potenza: un' esperienza unica di sedimentazione di istituti e riti cittadini svincolati dal confronto con un nemico, una città rivale di vicini, o il grande mondo lontano. A Siena lo Stato è arrivato, e come avrebbe potuto restarne fuori: ma si è adattato a coesistere con la comunità cittadina, esempio di una trasparente doppia giurisdizione, se volete, una doppiezza senza doppio fondo. è questo che rende così delicato, a Siena, il passaggio di mano dalle contrade e dagli istituti comunali ai funzionari statali e specialmente alla magistratura, quando si tratti del Palio, cioè dell' evento attorno a cui gira la vita cittadina, e delle sue sregolate regole. Il Palio del 16 agosto, in particolare: perché in quale altro luogo d' Italia si immagineranno cittadini che vanno a far vacanza ai quattro canti del pianeta avendo cura di tornare per Ferragosto, per non mancare al Palio dell' Assunta? I senesi più fedeli (e molti fra loro sono senesi d' adozione, gran bel segno) sanno che il Palio e la vita delle contrade non bastano a tenere la città e i suoi giovani al riparo dai temporali del mondo, violenza non ritualizzata e tossicodipendenze disperate e ostilità agli stranieri e tutto, ma che sono tuttavia un argine: e lo curano e lo rafforzano. Contrade e Palio sono un modello inimitabile, ma invidiabile di rapporto fra la comunità locale e il grande mondo. Per questo chi volesse tôrre via il Palio, mi avrebbe fra i suoi difensori a viso aperto. Spererei la stessa cosa dagli animalisti, senesi e non, e anche dai diversi schieramenti politici. Una discussione positiva. Le autorità senesi chiedono di valutare gli sforzi compiuti a tutela dei cavalli. Sono rigidamente esclusi i purosangue. Alcuni animalisti sostengono che anche i mezzosangue sono troppo veloci per le curve del Casato e di San Martino, e chiedono di impiegare i più robusti e non estrosi maremmani. I cavalli sono selezionati in inverno, molti mesi prima delle corse, secondo rigorose caratteristiche biometriche: rapporto fra altezza e peso, diametri degli appoggi ecc. E' stata costruita fuori città una pista che riproduce tal quale la Piazza del Campo, in cui svolgere i lavori singolari e di gruppo obbligatori per l' addestramento dei cavalli. Due successive fasi di visite certificano l' idoneità dei cavalli. Si sono collocate protezioni speciali alla curva di San Martino. Lo spessore del tufo portato nella piazza per la corsa (la terra portata dalla campagna significava la sottomissione del contado alla città) viene controllato per ottenere il maggior attutimento, e verificare giorno per giorno l' indurimento e l' elasticità. C' è una clinica specializzata negli interventi chirurgici sui cavalli infortunati, e un pensionario in cui curarne recupero e riabilitazione. Questo dicono il sindaco di Siena, Maurizio Cenni, e i responsabili delle contrade. Succede che i cavalli muoiano ancora. Non bisogna che prenderla come una fatalità. Non più che per le migliaia di morti e mutilati umani sulle strade.

ADRIANO SOFRI

(foto di Mario Laudisa)

 

 


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