Il vicario della Selva si interroga sui problemi delle consorelle
La Contrada verso dove?
Nell'ottobre 2009 il Corriere di Siena pubblicò un mio articolo, titolandolo: "Custodi della città". Si trattava di un'ampia riflessione, scritta con l'intento di sollecitare durante i mesi invernali un dibattito su dove sta andando il mondo contradaiolo e sulle possibili iniziative che potrebbero essere messe in atto per salvaguardare e rivitalizzare il nostro originale modello di civitas. Dal momento che durante il periodo estivo su questi argomenti si sviluppa sempre una grande attenzione, avevo scritto delle riflessioni in modo strutturato nella speranza che fossero da stimolo affinchè, anche durante l'inverno, si continuasse a discutere e, magari, ne venissero fuori delle proposte per costruire iniziative concrete. Sulla stampa o nelle contrade qualche cosa c'è stato ma, almeno da quanto è di mia conoscenza,si tratta di riflessioni ancora troppo legate al verificarsi di situazioni occasionali, per cui da esse emergono soprattutto umori e preoccupazioni, ma non c'è il momento dell'analisi articolata dei fenomeni, che porti ad un coinvolgimento più ampio di contradaioli e in genere dei cittadini e, conseguentemente, non emergono proposte per affrontare positivamente le situazioni.
E' chiaro a tutti, infatti, che i problemi della società di oggi si riflettono immancabilmente sulla vita delle contrade e sul Palio, ma quello che mi sembra ancora manchi è la consapevolezza della dimensione dei cambiamenti che tali fenomeni stanno mettendo in atto. E non mi riferisco tanto al ruolo assunto dai
fantini ed alle cifre che si dice ruotino intorno alla corsa, ma soprattutto ai cambiamenti che stanno interessando la vita sociale delle contrade, che rappresenta il terreno insostituibile entro cui il Palio stesso affonda le sue radici. Ne cito alcuni come esempio: la vertiginosa crescita quantitativa dei popoli di molte contrade, lo scollamento fra le generazioni, i flussi migratori da e verso la città con il conseguente mutamento di tessuto sociale, i flussi economici che ruotano intorno alle contrade, la maleducazione dilagante, l'abuso di alcool fra i giovani e non solo, la perdita di forza di alcuni rituali e lo svilupparsi di nuove mode contradaiole, l'aumento esponenziale dei festeggiamenti e i disagi che portano a chi vive o lavora nella città murata.
Come si vede sono tutti temi che possono essere affrontati e positivamente governati solo con un costante confronto di idee ed atti concreti, che vedano le contrade farsi carico in prima persona dello sforzo di contribuire a governare positivamente i cambiamenti in atto. In questo contesto ho letto con piacere le considerazioni espresse da Andrea Ceccherini sul numero di dicembre della rivista "Il Carroccio" dove, con il titolo "Il mal di contrada", ha pubblicato un articolo che affronta in modo diretto e chiaro alcuni degli argomenti suddetti.
Si tratta di un vero e proprio invito a riflettere intorno ad alcuni temi che interessano contrade e città ora, mentre siamo ancora lontani dal clamore e dalla passionalità dei tempi in cui si svolgono le Carriere, perchè con i palii alle porte, naturalmente, gli interessi di parte riducono i margini per la mediazione e la capacità di corretta analisi. Sono consapevole che non è facile entrare in modo approfondito su queste problematiche, ma credo che Siena abbia le energie per affrontare queste sfide, tanto più che l'evolversi degli eventi non si ferma se non se ne parla o si fa finta che non esistano. In questi mesi invernali, oltre che al calcio ed al basket è opportuno dedicare tempo e passione anche a questi temi, dal momento che, per quanto ora sembrino essere scomparsi , presto riaffioreranno con forza e sarebbe saggio prepararsi per tempo per avere qualche strumento in più per affrontarli. E non mi riferisco solo a ordinanze e disposizioni delle autorità amministrative e/o di pubblica sicurezza, ma a "strumenti" culturali, quali possono emergere solo da confronti e dibattiti, tesi ad alimentare sempre più consapevolezza e senso di responsabilità fra i contradaicli, affrontando i nostri problemi ora, quando non c'è a dividerci la durata della mossa, la valutazione sulla capacità del mossiere o il
comportamento di qualche fantino.
Provo qui a proporre qualche idea, che potrebbe dare vita, col tempo, ad un vero e proprio forum permanente di confronto fra le contrade. Per iniziare, una cosa semplice da fare potrebbe essere che, in ogni contrada, le persone che hanno maggiore sensibilità su questi temi si ritrovassero per parlarne e magari mettessero giù un documento da pubblicare sul periodico della propria contrada. In seguito, in accordo con la propria dirigenza, potrebbero provare ad organizzare un'occasione di confronto assembleare o pubblico, per ampliare la riflessione, per trovare risposte. Non c'è bisogno di affrontare tutto e subito, è molto più utile che ognuno si focalizzi sui temi che toccano maggiormente la propria realtà, riferendoli poi al modo in cui questi influenzano il contesto più ampio della città e viceversa. Tante tematiche saranno simili, ma i punti di vista possono essere diversi e questo, se non sfocia in contrapposizioni rigide, è ricchezza per tutti. Bruco avanti Proviamo insomma a non restare inerti su quei temi che impattano sempre più sull'essenza stessa del Palio e dell'essere senesi. Il Bruco si è già mosso, aprendo con coraggio e lungimiranza un percorso di riflessione sul tema della vita delle contrade fuori dal tempo del Palio; la Selva si sta muovendo su questo terreno, focalizzandosi sui temi connessi ai rapporto fra contrada e territorio; un certo interesse si avverte anche in altre contrade. Sono i primi passi, ma è importante che la riflessione vada avanti e si allarghi anche a collaborazioni fra contrade perchè, leggendo ed interpretando in maniera originale i cambiamenti e le contraddizioni rapide ed estese che il contesto della globalizzazione ci sta mettendo di fronte, potremmo riuscire a diventare ancora una volta protagonisti del nostro futuro. Queste considerazioni non vogliono essere una soluzione ma un ulteriore invito, rivolto a tutti i contradaioli che hanno a cuore il futuro del Palio e di Siena, ad andare oltre le pur importanti chiacchierate fra amici: mettiamoci al lavoro ognuno nella propria realtà, dibattiamo e confrontiamoci sui tempi che ci riguardano e poi uniamo gli sforzi per trovare delle soluzioni condivise.
Francesco Rinaldi
Vicario della Selva
tratto dal "Corriere di Siena" del 29 gennaio 2010