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La grande beffa e una bionda misteriosa

Una foto che consegna alla piccola, grande storia paliesca della Tartuca l'immagine della cocente delusione del Palio del 16 agosto 1971. Il tristissimo epilogo di quella carriera è racchiuso anche in questo formidabile scatto della "foto Grassi" realizzato poco dopo il triplice scoppio di mortaretto che consegnava lo stupendo Palio di Guttuso alla Giraffa, che con il guizzo finale di Bazza e Orbello bruciava la gioia di una vittoria ormai certa. Sul retro, con la grafia di mio zio Silvio c'è scritto: "Galliano (il Santone) dopo la sconfitta della Tartuca del 16 agosto 1971". Galliano appunto, e accanto un giovanissimo Marco Cocci. Da sempre però mi sono chiesto chi fosse quella stupenda ragazza abbracciata a Marco. Forse una straniera di passaggio a Siena? Un'amica del Cocci? Alla fine tutto mi è parso più chiaro. La bellissima bionda è una tartuchina, alla quale il tempo non ha cambiato il grazioso aspetto, e si chiama Sonia Fanotti. Con il suo permesso pubblico la foto, senza rivelarne l'età, ma in ogni caso nel 1971 era ancora un'adolescente!

50 anni fa era il 75°

Nel senso che nel 1962 si festeggiò con una memorabile cena nella "Sala degli specchi" il 75° compleanno di Castelsenio. Quest'anno, dunque, cadrebbe il 125° anniversario. Le immagini di quella serata che vi proponiamo sono particolarmente significative. E' rappresentata tutta, o quasi - la componente femminile era presente solo in cucina - la Tartuca dell'epoca a partire dalle più alte cariche: Capitano Ottaviano, Priore Gianni Ginanneschi, Presidente di Castelsenio Guido Giannetti che consegnerà a Mauro Barni una pergamena ed una medaglia d'oro. Numerosa la presenza di tanti tartuchini di razza. Ne citiamo qualcuno solo a titolo di esempio, altri ne riconoscerete scorrendo le foto, magari rammentadoli con affettuosità e un pizzico di malinconia: Sandro Sacchi, Silvio Gigli, Giovanni Mazzini, Giulio Francioni, Riccardo Poppi, Brunetto Garuglieri, Giovanni Bartalini, Dario Stanghellini, Angiolino Armini detto Carnera, Roberto e Mauroi Bernardoni, Riccardo Poppi, Galliano Gigli, Ferruccio Sanarelli, Giovanna "Cice" Guideri, Dina Piccioli, Pietro Tamburi, Danilo Pepi detto "Paperino", Mario Neri, Giorgio Orioli, Franco Pacchiani, Umberto Stortini "L'eremita", Ilio Guideri, Zelio Civai, Italo Mattii, Eugenio Pallassini, Caterina Stortini, Agostina Sacchi, Emma e Giorgio Civai, Giovanni Ciotti e tanti altri.
Insomma una cena che a distanza di 50 anni si è trasformata in una festa della memoria, grazie alla forza dirompente delle immagini in bianco nero che apre i cassetti di ricordi sprigionando sensazioni di forte identificazione contradaiola.

LE IMMAGINI>>

Gli anni '80: in attesa del periodo d'oro

Sarà un caso ma questo decennio dello scorso secolo, ha incrociato la nascita di tendenze sociali - sviluppatesi con decisione nei decenni successivi - con l'epifania di una dimensione contradaiola tartuchina del tutto nuova rispetto al passato. La televisione si toglie l'ingessatura del rigido palinsesto che ha caratterizzato il ventennio precedente, aprendosi la strada verso nuovi spazi. Basterebbe citare trasmissioni come "Drive In" e "Quelli della notte" vere e proprie icone rivoluzionarie della televisione, in grado di sconvolgere i tempi e i canoni tradizionali stile "Canzonissima". A Castelsenio, nella stanzina della televisione, ricordo serate gremitissime di gente per seguire Arbore e compagni, come fossimo ai tempi pioneristici di "Lascia o raddoppia" dei nostri padri e nonni. Non è il caso di fare l'elenco di tutte gli eventi televisivi, cinematografici, letterari e della moda che hanno radicalmente inciso la nostra società negli anni '80, seminando i germi di un cambiamento tuttora in atto. Basterà ricordare la scoperta della solidarietà da parte del mondo delle pop star con "We are the world", il sogno del successo con "Saranno famosi", l'innovativo spazio musicale di "Mister Fantasy" con Massarini, I Duran Duran, i Culture Club, ma anche la nascita degli U2 e di Madonna. La tecnologia partorisce la macchina che cambierà la società: il pc. E' l'epoca dell' "edonismo reaganiano" una brillante definizione di Roberto D'Agostino che in qualche maniera segnò la fine degli anni delle proteste e dell'impegno politico giovanile. Non si voleva più cambiare il mondo, era più divertente iniziare a consumarlo. In questo cambiamento radicale di visione della vita, la generazione iPod di oggi può ritrovare il suo embrione naturale. In campo filosofico segna un punto essenziale il "pensiero debole" di Vattimo, la prevalenza del dubbio, la molteplicità da contrapporre all'individualità. E cosa c'entra tutto questo con la Tartuca, con una Contrada? Anche la Tartuca stava subendo una trasformazione decisiva per il proprio futuro. Un lento ma costante cambiamento di rotta. E' stato un decennio senza vittorie ma caratterizzato da una crescita generazionale importante (i ventenni del "baby boom"), mentre all'interno si stava ri-costituendo una necessaria coesione per porre termine alle tensioni del decennio precedente. La Contrada andava incontro ad una primavera di speranze, una nuova convinzione e soprattutto con uno stato mentale voglioso di riscatto morale oltre che di Palio. Il biennio 1983-84 in quest'ottica, offrirà più di un motivo per credere che il cammino intrapreso era quello giusto. Poi verrà , nel 1988, anche il tanto atteso Masgalano. La vita sociale contradaiola nell'inverno non poteva che riflettere le istanze della società anni '80 di cui parlavo in precedenza. Castelsenio riusciva finalmente a coinvolgere contradaioli di ogni generazione sia a livello dirigenziale che nelle attività più importanti come il Veglione sociale, la Settimana Gastronomica (per un paio d'anni ripetuta in forma ridotta anche in inverno), S.Silvestro, la cena degli auguri. E' in questo periodo che prende il via la pizza del martedì (1984) e i concerti del "Senio Calling" a partire dal 1986. Tutti i tartuchini erano coinvolti in questo "nuovo corso" ed è facile individuare in questo periodo tutti i caratteri identitari della Contrada di oggi. Ad una cena ricordo che scattai una foto (magari un giorno la ritrovo!!) di gruppo a tutti i maggiorenti, ex priori, ex capitani, ex vicari generali... in quanto ci eravamo accorti che in quell'anonima cena, per caso, erano presenti al completo. Un fatto banale di per sè, ma molto indicativo dell'atmosfera di unità e dell'inconsapevole entusiasmo che ci aveva coinvolti. Da un punto di vista pratico-gestionale strettamente legato a quel tempo, mi piace ricordare anche le piccole differenze con la quotidianeità di oggi, le piccole cose senza importanza. Il bar con la lavabicchieri, il linstino prezzi con le lettere di plastica colorate che si inserivano del tabellone, il telefono a gettoni, le cene del venerdi con piatti di coccio e bicchieri di vetro (s'era più ecologici di oggi), i tavoli esagonali per giocare a carte, il dosatore per il famoso "baby" di Glen Grant, il teatrino, l'american bar e altro ancora. Sono ormai passati quasi trent'anni e ricordare quel periodo non è solo per pura nostalgia, ma anche per ricordarli come un dolce pensiero e per segnare una piccola cronaca di un periodo così decisivo per l'arrivo della "stagione d'oro" del ventennio successivo e che tuttora dura. "Chi rimembrar vi può senza sospiri, O primo entrar di giovinezza, o giorni vezzosi, inenarrabili " cantava il poeta recanatese.
Giovanni Gigli (10 marzo 2012)

Foto varie anni '80 messe alla rinfusa >>>
La Festa dei Tabernacoli 1983>>

Consorzio, Palio e tv: un dubbio ci assale

Forse non c'è stato un confronto approfondito, domanda e risposta in tempi serrati intendo, ma dobbiamo riconoscere all'attuale CDA del Consorzio Tutela del Palio di essere usciti dalle proprie stanze dopo una trentina d'anni, e aver accettato il rapporto con la platea umorale e critica del mondo contradaiolo. Gli interventi sono stati un po' lunghi (mi ci metto anche io) probabilmente perchè su certi argomenti la sintesi non è proprio l'arma dialettica vincente, e così sono state molte le domande che sono rimaste "in canna", ma ci sarà occasione per ritornarci sopra (speriamo!). La serata tartuchina del 2 marzo scorso, aveva anche lo scopo di far conoscere le attività ed il ruolo del Consorzio. Infatti, sebbene operi dal lontano 1981, a molti contradaioli sfugge ancora la funzione operativa di questo organismo intercontradaiolo. Oltre alle solite domande che avremmo voluto rivolgere (James Bond su tutte) e alle repliche che avremmo voluto fare (il famoso "share" televisivo) ci ha lasciato con un dubbio, un punto interrogativo che ha rimescolato un po' le carte in tavola. Se la serata voleva informare correttamente i contradaioli sul ruolo del Consorzio, alla fine è regnata un po' di perplessità. La spiegazione è semplice. Sandro Nerli, neo eletto presidente del Consorzio, contradaiolo di cristallina fede, all'indomani della sua investitura aveva rilasciato ai giornali dichiarazioni pienamente condivisibili sul tema dei diritti televisivi: "Qualsiasi decisione in merito sarà presa alla luce delle assemblee di Contrada da convocare entro breve...". Posizione più che onesta e corretta. In soldoni Nerli dice: ascoltiamo la voce dei popoli, sentiamo anche il loro parere e poi decidiamo. Un parere assembleare che ha valore consultivo e non vincolante, pare di capire. E anche questa sarebbe una interpretazione correttissima, considerato che le contrade si erano già espresse chiaramente quattro anni fa, quindi sarebbe inutile rifare una semispecie di referendum mentre sarebbe giusto aprire in ogni assemblea, come si è già fatto in alcune contrade, una discussione libera sul tema, dalla quale poi il Consorzio potrà ricavarne elementi utili per le decisioni da prendere. In realtà, se non ho capito male (ma le parole sono state chiarissime) Senio Sensi, amministratore delegato per l'area immagine, proprio all'inizio del suo interessante intervento ha dichiarato: "Il Consorzio non decide un bel niente, è inutile attaccarlo per le questioni della diretta e della Rai, è il Comune di Siena che vuole la diretta, noi agiamo di conseguenza, non possiamo farci niente" . Il dubbio sta proprio qui. Se le cose stanno così sono inutili le discussioni nelle assemblee contradaiole e risulta abbastanza ovvio dedurre che anche lo spazio decisionale del Consorzio è a dir poco limitato. Forse sarebbe meglio essere più chiari. E' chiedere troppo?

(8 marzo 2012)

Quando si cenava nella sala adunanze

Oggi sembrerà strano, ma quando la ristrutturazione di Castelsenio del 1972 era a pieno regime, i tartuchini non avevano locali adatti per ritrovarsi a cena o più semplicemente per ritrovarsi a giocare a carte o prendere un caffè. Nel 2001, in attesa di completare la Società a S.Agostino, fu più facile spostarsi nei locali del Tolomei dove siamo rimasti fino all'inagurazione del 2004. Ma 40 anni fa l'unica alternativa possibile era la Sala delle adunanze. Il bar era improvvisato nella stanzina adiacente - che si intravede sulla destra dietro ad un piccolo Luca Guideri - dove adesso è allestito un deposito per il materiale editoriale della Contrada. Ecco dunque una rara immagine di quel periodo (al centro il presidente Adù ed alla sua destra Roberto Barzanti) durante il quale al posto del campanello per le assemblee c'era una fiasco di vino!

Un carnevale di 40 anni fa

Visto che siamo in periodo, ed anche a Siena si fanno gli scherzi (ogni riferimento al Monte è puramente casuale), ho rispolverato questa vecchia e nostalgica foto di Carnevale, a occhio e croce, di quaranta anni fa. Un carnevale per i piccoli nel salone degli specchi di Castelsenio. Io sono quello, non troppo abbronzato (!) vestito da Pierrot in primo piano. Ma sono in buona compagnia! Accanto a me, sulla mia destra Carlo Cortecci vestito da spagnolo (sullo sfondo la mamma), alla mia sinistra Lorenzo Lorenzini vestito da Lorenzo Lorenzini. In primissimo piano due bambini: una è Silvia Civai, credo... l'altro bambino mi sfugge. Dietro di me si intravede Gianni Civai in mezzo a Mauro Perinti e Franco Lotti vestito da Zorro. Accanto a lui, sbuca Massimo Bernardoni. Quel brindellone vestito da francese dovrebbe essere Antonio Saragosa. Divertitevi a trovare le altre maschere!
(febb.2012)

Mezzo secolo di adunanze

Cinquant'anni e poco più fa, esattamente l'8 ottobre 1961 veniva inaugurata la Sala delle Adunanze tartuchina. Giorgio Pini, Aroldo Buti e Mario Bianchini, furono i progettisti di questo "agorà" tartuchino che a distanza di tanto tempo, rimane il luogo simbolo della democrazia di Castelvecchio. Fu tale l'importanza di questo avvenimento che in quell'anno fu addirittura deciso di spostare la Festa Titolare ad ottobre per festeggiare degnamente l'inaugurazione. Una decisione impraticabile oggi. Il tavolo e le sedie sulle quali hanno seduto e siederanno ancora varie generazioni di dirigenti, furono costruite da Vittorio Pacchiani, padre di Giovanni, Enzo e Franco. Sullo sfondo campeggia il suggestivo affresco del tartuchino Enzo Cesarini (fratello di Paolo), nel quale furono raffigurati alcuni degli esponenti più importanti della Contrada: il Priore Gianni Ginanneschi, Ugo Bartalini, Silvio Gigli, Remigio Rugani e Ottaviano Neri. La storia dell'affresco, che non è esattamente quello che vediamo oggi, è nota. Dopo un po' di tempo a causa dell'umidità l'affresco subì un fulmineo deterioramento, tanto che il Priore costrinse il Cesarini a ridipingerlo su tavola, senza nessun compenso ulteriore. Cesarini, però indispettito, "punì" il Ginanneschi retrocedendolo dalla scena,e ponendolo in secondo piano, nel gesto di consegnare un sacchetto di denari ad uno sbigottito pittore! Mauro Barni, da Vicario generale, come si legge nella "bibbia tartuchina" di Giordano Barbarulli, il 1 dicembre 1961 vi aprì la prima Assemblea Generale della Tartuca. Le foto che vi proponiamo riguardano proprio l'inaugurazione. Molti tartuchini si riconosceranno nei volti giovanili dell'epoca e riconosceranno le molte persone care che ci hanno lasciato. La bambina che porge il vassoio è una graziosa Giovanna Brandani, accanto, il padre Gerardo. Dopo l'inaugurazione, tutti a Castelsenio per un rinfresco nella Sala degli Specchi. Molti gli impermeabili e le giacche bagnate: quel giorno doveva piovere di brutto!
(12 febbraio 2012)

FOTO>>>

Tanto per riparlare di Unesco

Certo la notizia non è di quelle che possono interessare l'opinione pubblica senese in questo momento, ma merita lo stesso di essere citata, se non altro perchè dimostra, semmai l'approssimazione con la quale negli ultimi anni si è gestita l'immagine (e la difesa) del Palio. L'argomento è ancora la famosa lista del patrimonio immateriale dell'Unesco, una vetrina inutile, inconsistente e veramente degna dei nostri tempi, tanto che potrebbe benissimo stare su una pagine qualsiasi di facebook, tale è la vacuità. Apprendiamo infatti che la Norvegia ha inserito nella listone da presentare a questo organismo culturale (purtroppo oggi tutto fa cultura!) mondiale nientepopodimeno, reggetevi forte, che l'urlo, anzi gli urli, finali del telecronista nella partita di calcio vinta con l'Inghilterra nel 1981! Questo basterebbe per dare l'idea in quale razza di "tegamata", tanto per dirla alla senese, rischiava di essere associato il Palio. Il rischio è stato evitato, solo perchè- per fortuna in questo caso - il Palio non gode in tutta Italia quell'apprezzamento che meriterebbe. Ma la questione è sempre quella. Chi dovrebbe gestire i destini del Palio (a tutti i livelli), negli ultimi anni, lo ha fatto con estrema approssimazione e senza nessuna scelta di rigore e di rispetto per il Palio stesso, gli esempi non mancano ed è inutile citarli anche se sarebbe opportuno ritornarci sempre sopra, perchè a Siena in queste cose abbiamo la memoria corta. A titolo di esempio voglio solo citare un'idea che mi è venuta in mente stasera passando dal quel negozio in via delle Terme dove si vendono accappatoi e asciugami con gli stemmi delle Contrade. E mi sono detto. Ma un contradaiolo quale asciugamano per toilette comprerebbe? Naturalmente quello della rivale. Vuoi mettere la soddisfazione di espletare i propri bisogni, fare il bidet e poi pulirsi con quell'ascigamano? Un "igienico sfottò" con l'approvazione del Consorzio per la tutela del Palio!
(9 gennaio 2012)

Come si difendono i veri patrimoni culturali immateriali

Alla fine del luglio scorso, è passato un po' in sordina nella stampa nazionale, la decisione del premier spagnolo Zapatero, poco prima di divenire ex, di spostare le competenze della Corrida dal Ministero dell'interno a quello della cultura. Non solo, Zapatero in quella che sarà una delle sue ultime decisioni da capo dell'esecutivo, fregandosene altamente delle proteste degli animalisti, ha sancito la tauromachia come "patrimonio della Spagna" e delegato al Ministero la reponsabilità dello "sviluppo della protezione della Corrida". La precedente decisione della Catalogna di vietare nel proprio territorio la tauromachia (dopo ben 642 anni!), ha inondato le pagine di tutti i giornali e fatto saltare di gioia i vari brambillini italici. Questa notizia invece evidentemente non faceva notizia, sebbene sia di estrema rilevanza, in quanto impedirà in futuro ad altre regioni spagnole di imitare la Catalogna. La corrida, per fortuna è salva. Tutto questo ha indubbiamente una strettissima correlazione con quello che il Palio sta vivendo il cui destino, a torto, ancora non preoccupa troppo le autorità cittadine e contradaiole, che ormai hanno assunto un atteggiamento di passivo auto-giustificazionismo, puntalmente mostrato ad ogni lieve incidente o passo falso paliesco. Praticamente quindi tutti gli anni. Anzi, negli ultimi anni siamo arrivati a giustificarsi anche solo per il fatto di esistere, quasi fosse una colpa di fronte all'opinione pubblica. Ciò, in termini di potere mediatico serve solo a perdere terreno. Se a Siena ci fosse un po' più di fierezza storica e forza delle proprie ragioni, se in Italia ci fosse stato un politico lungimirante ed attento al vero patrimonio culturale da salvaguardare come Zapatero, il Palio sarebbe già al sicuro. Ma noi preferiamo i bollini dell'Unesco utili come quelli della Coop per conquistare l'ambito premio del vassoio di ceramica.
La corrida è un'opera d'arte, al pari di un quadro o di una scultura di Donatello, è qualcosa di cui lo spirito umano ha bisogno. Se a qualcuno non gli piace non va a vederla. Tutto questo si chiama libertà. Vietare questa manifestazione (a parte che non sarà più possibile, a meno di cambiare una legge nazionale) è intolleranza, un'idea oscurantistica mascherata da finte esigenze morali verso gli animali. Perchè il punto sta proprio qui: i diritti degli animali e la legge morale.
"Non distinguere gli uomini dagli altri esseri viventi è nefasto, perchè la morale riguarda solo gli esseri umani. Purtroppo però si tende a scambiare la morale con la compassione". Parole di Fernado Savater, scrittore e filosofo spagnolo la cui lettura dell'ultimo libro "Tauroetica" dovrebbe essere pane per denti del Consorzio per la tutela del Palio, del Sindaco e di coloro che gli scrivono gli interventi. Il problema sta tutto qui e le veline autogiustificazioniste, trasmesse all'opinione pubblica da Siena, partono, paradossalmente dalle posizioni ideologiche degli animalisti. "Noi a Siena vogliamo bene ai cavalli", "Nella salvaguardia dei cavalli siamo all'avanguardia" etc. etc. Che sono tutte cose vere per carità, ma, sono talmente ovvie che nessuno si aspetta di certo che si operi in modo diverso. Accanto a queste dichiarazioni dovremmo far propria l'idea che una cosa è l'animale, un'altra l'uomo. Gli animali non hanno i diritti degli esseri umani. Vanno rispettati, curati, allevati con civiltà ma non possono essere considerati con gli stessi diritti, altrimenti, visto che non possono avere doveri saremmo portati a considerarli più importanti degli esseri umani che invece i doveri ce l'hanno eccome. L'uomo non potrebbe uccidere una tigre mentre la tigre sarebbe libera di uccidere un uomo?
Scrive Roger Scruton, filosofo britannico: "Nel frattempo, il dibattito pubblico è diventato sempre più fumoso e, a mio parere, la confusione ha una causa metafisica. La gente non conosce quei concetti che consentirebbero di capire le profonde differenze tra animali ed esseri umani. Le vecchie idee di anima, libero arbitrio e giudizio divino - che rendevano la distinzione tra uomini ed esseri umani così importante e chiara - hanno perso la loro autorevolezza e nulla di conforme a siffatta esigenza le ha sostituite". Nulla di conforme infatti lo ha sostituito se non il cosiddetto sentimentalismo alla Walt Disney, un mondo morale in cui vi sono animali con uno "status onorario" nella comunità umana e quelli che non lo hanno. Cavalli, cervi, gatti, cani e volpi hanno la nostra protezione morale, altrettanto no si può dire per topi, ragni, serpenti e polli tanto per fare alcuni esempi. Gli uomini hanno dei doveri morali nei confronti degli animali ma quest'ultimi non possono godere degli stessi diritti degli uomini.
Gli argomenti degli animalisti si inquadrano per lo più in questo scenario ideologico che non ha nessuna base razionale e che può essere smontata con semplici esempi.
"Gli uomini possono scegliere se fare sport rischiosi per la vita, i cavalli non hanno questa possilità di scelta" è la logica che muove gli attacchi al Palio. Bisognerebbe domandare quale possibilità di scelta hanno i cani ed i gatti che quotidianamente sono portati dal Veterinario per l'eutanasia. L'hanno forse lasciato scritto? Quale possibilità di scelta hanno i cani di "Striscia la notizia" che scorrazzano sul tavolo della fortunata trasmissione televisiva, per motivi esclusivamente commerciali e non certo culturali come il Palio. Hanno fatto domanda, oppure un concorso come le veline? E i cavalli nelle corse a ostacoli, hanno scelto di propria volontà questo indirizzo sportivo? Perchè non hanno scelto di fare basket? Il cane ha scelto lui stesso di essere strattonato a vita da un guinzaglio? I gatti sono così stupidi da aver chiesto di essere castrati e sterilizzati? Oppure di far adottare i propri figli dopo pochi giorni dalla nascita? E' troppo facile tirare in ballo il libero arbitrio degli animali solo in funzione del Palio come se nella società esistessero meccanismi di scelta, come se la relazione uomo-animale fosse di livello paritetico. Non può esserlo e non lo sarà mai, per fortuna. Ognuno è libero di considerare il proprio cane migliore di un essere umano, (con i quali forse si ha difficoltà di relazione e magari con un bercio non ti danno retta) ma ognuno deve essere libero di considerare gli animali - posto il dovuto dovere morale del rispetto - come animali. Il toro è nato per combattere - per torerare - il cavallo per correre, il cane per farci compagnia, il vitello ed il pollo per essere allevati dall'uomo. Se l'attività umana non si interessasse (nel senso proprio del significato) della cura di questi animali essi si estinguerebbero velocemente. E' stato detto che per centinaia e centinaia di tori che vivono di un benessere molto al di sopra della media di un toro non curato dall'uomo, qualcuno è destinato a combattere con l'uomo stesso. E' un giusto prezzo da pagare. E' come se un milionario, terminasse la propria vita con un paio di mesi di sofferente malattia. Un calcolo utilitaristico ma che rende bene l'idea. Per centinaia e centinaia di cavalli che sono allevati per il Palio e che godono di un benessere molto al di sopra della media di un cavallo libero, qualcuno corre in Piazza per la gloria degli uomini, mettendo in gioco una piccola possibilità di farsi male. La stessa possibilità di infortunio o malattia che avrebbe se scorrazzasse libero in una pianura per tutta la vita.
(gennaio 2012)

Giovanni Gigli

 


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